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Due amici, due bici, i monti dell’Atlante, il Sahara e 48° all’ombra

Decidiamo con Andrea di andare fino in Marocco, perchè ci affascina la prospettiva di superare i monti dell’Atlante per spingerci fino ai limiti del Sahara con le nostre bici. Amiamo viaggiare in bici, perchè per noi il viaggio è essere in armonia con il territorio che attraversiamo, uno “scivolare” più possibile silenzioso che non distragga i nostri sensi dal poter vivere intensamente, “respirandolo profondamente”, il mondo che percorriamo. La bici durante il viaggio diventa una estensione del nostro io, diventa un naturale prolungamento delle nostre gambe, è lo “staccare la spina”, alla conquista delle distanze lontano dalle “motorizzazioni” che tutto l’anno ci accompagnano nei nostri spostamenti. La vita è viaggio il viaggio è vita!

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Itinerario di viaggio Marocco2000

Tappe di viaggio Marocco2000

Verona/Roma – Casablanca (trasferimento aereo)

Si apre il portellone dell’aereo e subito ci investe una zaffata di vento caldo: siamo arrivati davvero a Casablanca, il 16 di agosto, in piena estate. Scendendo dalla scaletta dell’aeronave ci rendiamo subito conto della differenza climatica con la nostra penisola ed iniziamo a presagire cosa ci aspetterà durante questo viaggio marocchino in bicicletta… Molto sole e molto caldo. Non una gran novità, forse.

Ci consoliamo e ricarichiamo rimpinzandoci di cibo locale (minestre di legumi e pollo con patatine fritte, accompagnato da abbondante pane!!!) in un locale mezzo malfamato e mezzo mal frequentato ubicato di fronte alla principale stazione delle corriere di Casablanca. Immaginatevi di trovarvi, in una notte di estate, in una sottospecie di bettolone di fronte alla stazione Termini di Roma, il tutto però trasferito in terra maghrebina: eccoci là!

Casablanca – Kasba Tadla (trasferimento in pullman)

Da Casablanca (Casà per i locali) decidiamo di effettuare, alle 2 di mattina del 17 agosto, un trasferimento in pullman di circa 250 km in direzione sud-est per arrivare fino a Kasba-Tadla, una cittadina agricola ai piedi delle montagne dell’Alto Atlante, che abbiamo scelto come punto di partenza del nostro viaggio. Questa scelta si rivela fortunata visto che, con il fondoschiena ben installato sui sedili del pullman, abbiamo modo di conoscere ed “apprezzare” le doti automobilistiche del nostro autista e di imparare gli usi e le consuetudini del codice della strada locale. Ogni ciclista o piccolo mezzo che, per sua disgrazia, si trova a procedere in fronte al nostro pullman viene gentilmente invitato dal nostro autista, a mezzo clacson, ad uscire dalla sede stradale ed a cacciarsi sulla striscia di terra e sassi al lato di essa onde non intralciare la marcia inesorabile del nostro automezzo.Le poche persone indisciplinate che non rispettano l’invito sonoro vengono castigate ad andare sul ciglio della strada con una rapida azione di forza: l’autista le sorpassa e le stringe sulla destra fino a costringerle ad uscire dalla corsia. Poi, tutto esaltato, impreca, le insulta e ridacchia. Ci guardiamo un po’ sorpresi, indignati ma, soprattutto, impauriti. Ma dov’è il rispetto per il ciclista, le norme CE, il sorpasso lasciando almeno un metro e mezzo di spazio tra il ciclista e il mezzo che sorpassa? Ci auguriamo di non incontrare molte corriere sull’Atlante. Arrivati a Kasba-Tadla di prima mattina (alle 6 e 30 e con un sole grande grande che sorge all’orizzonte…), apriamo super eccitati le borse morbide che contengono le biciclette e ci lanciamo a montare i nostri mezzi, convinti che saremo in grado di partire per le ore otto di mattina, dopo aver comprato i primi viveri di base e la prima dozzina di litri di riserve idriche. Dopo pochi minuti la prima amara sorpresa. Ci accorgiamo che la bici di Andrea ha subito, durante il trasporto aereo, un duro colpo al forcellino che sostiene il cambio posteriore e che essa si è praticamente spezzata in due. Immaginiamo velocemente cosa deve essere successo durante il viaggio dando un’occhiata più attenta alla borsa porta-bici, che purtroppo presenta una vaga rassomiglianza con una fetta di formaggio Emmental: mille buchi blue.

Federico, il capo-viaggio (ossia il tour manager) e meccanico ufficiale del raid, si attiva subito per trovare una soluzione di emergenza, visto che in Marocco sicuramente non avremo la possibilità di trovare un tale pezzo di ricambio. Si cerca dapprima di riparare il forcellino saldandolo: missione impossibile considerata la natura del pezzo e le tecnologie disponibili in loco. Un velo di sfiducia ed un principio di sconsolazione calano su di noi. Federico si spreme allora le meningi e, olé, inventa la soluzione decisiva: acquista da un biciclettaro (o “ciclista”, per gli affezionati lettori di Roma e dintorni) locale un primitivo cambio posteriore Shimano SIS e lo monta inserendolo tra la molletta ed il bullone del ferma-ruota della ruota posteriore, mentre siamo accerchiati da sciami di bimbi curiosi ed avidi di manomettere, con le loro mani instancabili, tutte le leve e le viti esistenti sui nostri due velocipedi.Alla fine dell’operazione, la splendida MTB rossa fiammante di Andrea ha completato la metamorfosi da una bici a 24 rapporti in un mezzo bartalo-coppiano a 6-8 rapporti, con necessità di aggiustare manualmente la tensione dei fili del deragliatore frontale e del cambio posteriore quando si vuole passare dai rapporti disponibili per la salita (il 23 e il 20…) a quelli utilizzabili per la pianura (il 15 e il 17!).Sono ormai le 11 e 30 della mattina e, nonostante tutto, esplode la nostra gioia: SÍÍÍÍÍÍÍ!!! la bici sembra funzionare ed il viaggio può iniziare.

Monna lisa

Kasba Tadla. Le bici sono pronte

Dopo un pranzetto a base di pollo e patatine fritte (in mancanza di meglio…) ed alcuni acquisti alimentari, il pomeriggio del 17 agosto inizia finalmente il giro ciclistico.

Kasba Tadla – Naour (inizio viaggio in bici – Moyen Atlas) ASFALTO

Da Kasba-Tadla (700 m. s.l.m.) partiamo in direzione di Imilchil, villaggio ricco di suggestioni e di secolari tradizioni, incastonato tra le montagne del Medio Atlante a 2100 m. s.l.m. I primi 25 km li percorriamo lungo una strada asfaltata, pianeggiante ma infuocata (47° all’ombra, con vento caldo contrario), in direzione di Khénifra; poi svoltiamo a destra in direzione sud ed iniziamo a scalare le montagne lungo una strada asfaltata e ben pedalabile. Il pomeriggio avanza, la strada sale e la temperatura e l’aria piano piano diventano più gradevoli.

Raggiungiamo il villaggio di El-Ksiba (1100 m. s.l.m.), e ne onoriamo il passaggio rifocillandoci con mele e tè alla menta.

El Ksiba (Medio Atlante). Un po’ di frutta

Proseguiamo poi la salita tra una rigogliosa e verdeggiante vegetazione arborea.

Medio Atlante

El Ksiba (Medio Atlante). La salita si inverdisce

La zona è piuttosto secca, il letto del fiume prosciugato (veniamo a sapere che quest’anno è stato, finora, un anno di siccità terribile e che l’attività agricola ne è risultata in grande misura compromessa) ma il verde dei cedri e delle querce attenua l’impressione di carenza di acqua ed impreziosisce il paesaggio. Continuiamo la salita e varchiamo il passo Tizi-n-Âit da cui si gode una vista ampia e stupenda sulle pianure desertiche circostanti. Ci lanciamo in discesa e verso le 19, mentre stiamo chiedendo alcune indicazioni stradali per arrivare a Naour, veniamo improvvisamente invitati a partecipare ad un matrimonio marocchino. Dopo qualche titubanza e reticenza, decidiamo di accettare l’invito: l’accoglienza risulta essere calorosa ed il cibo locale un po’ pesante ma molto nutriente.

Matrimonio berbero. Foto di gruppo

La mattina del 18, dopo aver salutato la futura sposa (la “gazelle”…) che si reca a casa dello sposo (il “gazou”…) ci lanciamo nuovamente a scalare le montagne.

Naour-Imilchil (bici – Haut Atlas) ASFALTO-STERRATO

Passiamo il passo Tizi-n-Ifar e discendiamo in direzione di Tizi-n-Isly (1425 m. s.l.m.)

E’ arrivata la mitica foratura

Qui verso le 11, mentre stiamo riparando una foratura rifugiati all’ombra del portico di una casa, veniamo invitati a pranzo da Said, un marocchino che vive e lavora a Lione, in Francia. Ci troviamo così catapultati, assieme a un gruppo di speleologi francesi suoi ospiti, sui tappeti di casa e veniamo posti di fronte a varie portate di couscous preparati sul momento, sia salati che dolci.In particolare, il couscous dolce, a base di uvetta, cannella e zucchero, si rivela delizioso. Frattanto chiediamo ad alcuni francesi indicazioni sulla strada che conduce ad Imilchil e veniamo rassicurati che il percorso è “tutto piano e facile”. Confortati da tali informazioni positive ci abbuffiamo smisuratamente e scandalosamente, pensando esaltati che dobbiamo approfittare questa occasione favorevole per fare un buon carico di carboidrati.

Alto Atlante

Direzione Imilchil (Alto Atlante). Siamo ancora su asfalto

Ripartiamo verso le 14 ed incontriamo subito una realtà ben differente: la strada asfaltata sale continuamente e sempre controvento; la pista, poi, lungo il greto di un torrente è abbastanza soffice e non disdegna affatto di ospitare molte pietre.

Alto Atlante

Il verde sta diradandosi

Per dare un’idea, appena entrati nella pista superiamo subito senza sforzo un camion in un tratto in pianura!

Alto Atlante

Un te’ alla menta in compagnia

La pista continua salendo dolcemente fino a 1800 metri, poi inizia il tratto più pendente di circa 4 –5 km che conduce ad un passo di cui non troviamo il nome, a 2200 – 2300 metri.

Alto Atlante

Verso Imilchil. Salita vista dall’alto. Puff, puff, pant, pant

Scolliniamo il passo al calare delle tenebre e poi finalmente arriviamo alla meta della nostra tappa, un paio di laghetti che si trovano 6 km prima di Imilchil, a tentoni, nella più completa oscurità (entrambe le nostre lampadine misteriosamente non stanno funzionando e la luna è offuscata…) verso le 21.00.

Lago di Tislit

Lago di Tislit a 6 Km da Imilchil. Una bella sveglia

Il 19 mattina festeggiamo l’arrivo ad Imilchil visitando il mercato e facendovi compere; poi, ovviamente, celebriamo l’evento con un buon tè alla menta. Imilchil è una località famosa in tutto il Marocco (e in tutte le guide turistiche…) perché ogni anno, verso la metà di settembre, si celebra una importantissima festa berbera durante la quale si procede a delle oceaniche cerimonie di matrimonio (o di divorzio…), che hanno luogo con un rito collettivo. Il paesaggio di questo versante dell’Atlante appare piuttosto arido e brullo, nonostante ci troviamo in una gola attraverso la quale passa un fiumiciattolo (l’Asif Melloul), ridotto attualmente ad un esile rigagnolo di acqua. La zona non manca tuttavia di fascino e la gente ci accoglie generalmente con curiosità e simpatia.

Imilchil

Imilchil. Mercato

Imilchil – Toumliline (bici – Haut Atlas valico a 2700 mslm) STERRATO

Lasciata Imilchil alle spalle, dopo una ventina di km percorsi su strada asfaltata, riprendiamo la nostra marcia su pista.Lungo la strada continuiamo ad essere perseguitati dalle ormai routinarie richieste dei bambini, anche piccolissimi, che passano tutta la giornata sul ciglio della strada attendendo il passaggio di qualche turista; esse diventeranno la colonna sonora del nostro giro.Ci urlano, in un francese maccheronico: “Messiò, Messiò … donne-moi dirham, bonbon, stylo et crayon”, ossia: “Signore, Signore … dammi lirette, caramelle, penne e matite”. Abbiamo l’impressione che in Marocco i bambini imparino ormai a dire prima queste parole piuttosto che ad esclamare mamma e papà.

Alto Atlante

In direzione di Agoudal e dopo sarà valico a 2700 metri

Alto Atlante

Sembra non finire mai, la strada

Alto Atalante

No Fear It – Extreme is Possible

Ci fermiamo ad Agoudal (pranzo a base di omelettes e … melone!) …

“Ci fermiamo?”

… e continuiamo poi a pedalare in direzione del principale ostacolo della giornata, il passo Tizi-Tirherhouzine, a 2700 metri. Attraversiamo degli altopiani aridi e brulli, percorrendo una pista ora sabbiosa ora sassosa e che sale lungo il letto di un fiume in secca. Non incontriamo alcun essere umano, a parte qua e là qualche pastore di pecore e capre.

Verso Tizi-Tirhehouzine

Pensavamo di essere arrivati in cima ma i chilometri successivi ci smentiranno

La pista continua salendo e scendendo fino a che, una ventina di km dopo Agoudal, giungiamo al tanto sospirato e temuto passo. L’emozione è grande, il paesaggio sublime, la vista spazia a volo d’uccello lungo i vari versanti.

Tizi-Tirherhouzine

Siamo a 2700 mslm

Tizi-Tirherhouzine

SIIIIIIII!!!! “Da qui in poi è tutta discesa!”. Che discesa però!

Dopo aver esclamato a squarciagola un grande “SÍÍÍÍ!!!”, ci lanciamo giù per la discesa, mediamente pendente ma costellata di sassi, pietre e rocce affioranti: una specie di sotto-mulattiera con precipizi spezza respiro ai lati. Federico sogna ora di lanciarsi a capofitto, cavalcando una MTB biammortizzata e con assetto da discesa (ma soprattutto senza borse laterali…), Andrea, preoccupatissimo sia per le sorti dell’attrezzatura che per portare a casa la pelle, si lancia sui freni cercando di limitare i colpi e gli urti. Alla fine della discesa, portata a termine con solo una foratura dello scatenato Federico, restiamo sorpresi e meravigliati dall’ottima risposta che chi hanno dato i telai delle bici ed i porta-pacchi. La stessa sera veniamo a sapere da Said, il nostro anfitrione locale, che l’ultimo straniero che ha valicato in bicicletta il passo è arrivato in paese a piedi, con il telaio della bici aperto in due come una cozza!!! Ci fermiamo a cena (pesantissima, ma in nostro onore, tutta a base di spiedini berberi, con vari tipi di carne, di grassi, di interiora e di vesciche di animali, ecc…) ed a pernottare nel paese di Toumliline, ospiti in casa di Said, un giovane laureato in fisica a Fès pur essendo figlio di genitori analfabeti. Miracoli del Marocco! Procediamo ad espletare le nostre necessità fisiche, come detta la tradizione locale, su un muro esterno della casa e ci corichiamo sui tappeti della saletta principale.

Toumliline – Tinerhir (bici – Gorges du Todra) STERRATO-ASFALTO

La mattina successiva, il giorno 20, partiamo in direzione delle Gorges du Todra con due novità poco gradevoli: Federico è stato colpito dalla prima dissenteria marocchina ed Andrea presenta una ciambella di ponfi, a livello di girovita, che sembrano essere l’effetto di un attacco ben combinato di pulci. Riprendiamo la pista ed attraversiamo paesaggi aridi e desolati modello film western, intervallati dalla presenza di umili villaggi con case costruite con fango e paglia. Il rullare silenzioso delle nostre MTB si sposa perfettamente con questo paesaggio grandioso. Raggiungiamo il villaggio di Âït-Hani e proseguiamo in direzione di Tamtattouchte.

Toumliline

Luci mattutine. Abbiamo appena ripreso a pedalare lasciandoci alle spalle il villaggio di Toumliline

La solitudine dei luoghi e le catene di montagne che accompagnano e racchiudono questi aridi altopiani dell’Alto Atlante rendono il paesaggio affascinante e suggestivo. Il rullare silenzioso delle nostre MTB si sposa perfettamente con questo paesaggio grandioso. Raggiungiamo il villaggio di Âït-Hani e proseguiamo in direzione di Tamtattouchte.

Alto Atlante

Infinito …

Percorriamo un pianoro desolato, popolato solo da terra e pietre, e, dopo aver lasciato una decina di km di marcia tra noi ed il paese più vicino, diamo una occhiata intorno fino all’orizzonte e decidiamo di fermarci qui per rispondere ad alcune necessità impellenti. Soddisfatti, non facciamo a tempo ad estrarre la carta igienica dalle borse che, meravigliati, udiamo uno strano suono PIRIPI … PIRIPI…A un centinaio di metri di distanza, avanza nella nostra direzione un pastore-venditore di zufoli che cercherà di affibbiarci uno dei suoi prodotti. Non sappiamo se ridere o imprecare…

Certo abbiamo scoperto un altro segreto di questo misterioso paese: gli uomini che sorgono dalle pietre!

Alto Atlante

“Ti faccio una foto”

Raggiungiamo infine Tamtattouchte e continuiamo in direzione delle Gorges du Todra; incontriamo ora un paesaggio sublime. Pedaliamo lungo una pista molto impegnativa, in leggera discesa ma piena di sassi e pietre, che ora costeggia ora attraversa il greto del fiume in secca; ai lati di essa si ergono, a racchiudere il canyon, due catene di montagne rocciose di color rosso intenso e che raggiungono altezze anche di 200 e 300 metri a picco sopra le nostre teste.

Uno spettacolo della natura esaltante.

Direzione Gorges du Todra

Ore 12.30. Caldo dai 40 gradi in su, ma che spettacolo

Verso le Gorges du Todra

La parete riporta le tracce degli antichi ghiacciai

Pedaliamo per molti km immersi nella natura selvaggia e sempre in solitudine finché, verso la fine della vallata, cominciamo ad incontrare un numero via via crescente di turisti e, alla fine, terminiamo la nostra discesa in una specie di “stadio” del turismo, pieno di auto e pullman. E’ domenica e la bellezza del posto richiama una grande folla, organizzata e non. Dopo aver sofferto negli ultimi giorni molto calore e siccità, ci troviamo ora immersi nella parte terminale del canyon dove viene improvvisamente alla luce un corso di acqua cristallina e freschissima. Nonostante la grandiosità del luogo, la massiccia presenza di turisti in escursione organizzata ci provoca, dopo aver trascorso vari giorni di solitudine e silenzio tra le montagne austere dell’Atlante, una certa sensazione di snobistico fastidio. Ci rinfreschiamo e ci riposiamo il tempo dovuto e percorriamo poi in scioltezza la ventina di km, in leggera discesa e fiancheggiati da oasi, che ci separano da Tinerhir (1342 m. s.l.m.), nostra meta di tappa.

Oltre l’Atlante

Un mare di palme. Siamo usciti dalle Gorges du Todra. Abbiamo scavalcato l’Atlante

Tinerhir

Vista su Tinerhir

E’ un ritorno alle comodità della “civiltà”, alle zuppe di legumi (harira), alla frutta ed alla verdura…

Tinerhir – Ouarzazate (bici – vallée di Dades) ASFALTO

La mattina seguente, lunedì 21, decidiamo di partire in direzione di Ouarzazate (165 km ad ovest di Tinerhir), percorrendo la Vallée du Dadès. Iniziamo a pedalare e, spinti lungo il percorso vallonato da un leggero vento a favore, raggiungiamo Boumalne Dadès (a 53 km di distanza) in meno di due ore; decidiamo allora di stabilire Ouarzazate come meta di tappa per la giornata.Da qui in avanti inizia la Vallée du Dadès, una lunga e continua fascia di oasi che taglia in due, come un coltello, la zona desertica circostante. Tali oasi sono disseminate di villaggi fortificati (ksour) che contengono una infinità di casba (case fortificate) di varie dimensioni ed epoche. Alla nostra destra si delinea ora la catena di montagne dell’Alto Atlante, che abbiamo appena attraversato e che ammiriamo con una certa nostalgia, mentre alla sinistra si profila la catena montuosa del Jbel Sarhro, che costituisce l’ultimo baluardo che ci separa dalle dune di sabbia del deserto del Sahara. Frattanto il vento cambia di direzione e ci ritroviamo a pedalare controvento: tale fatto costituisce un male relativo visto che ad un maggior sforzo per avanzare e ad una minor velocità di marcia si abbina, però, un maggior refrigerio ed un calo sensibile della sudorazione.Verso mezzogiorno ci fermiamo, per una sosta, all’ombra di una casa dispersa in una zona desertica e veniamo subito gentilmente invitati a prendere un tè alla menta da Mohamed, il giovane padre di una tipica famiglia rurale marocchina, cioè incredibilmente generosa ed ospitale. Oltre al tè riceviamo la sorpresa di vederci offrire un pranzo completo, con tanto di uva, couscous, mandorle tostate, noci e via dicendo. Mohamed ci invita anche a fermarci per un giorno intero ospiti della sua famiglia ma, a malincuore, decidiamo di risalire in sella alle bici e riprendere il viaggio. Passiamo per Skoura, una bellissima oasi …

Skoura

Entriamo a Skoura

dove ci scoliamo qualche litro della bevanda più gettonata del giro (la famosissima Fanta Lemon) …

Qualche litro di Fanta Lemon e acqua minerale

… e quindi giungiamo al tramonto alle porte di Ouarzazate, la nostra “porta” verso il deserto.

Sono le 19.00 e siamo arrivati a “Ourza”

Ouarzazate – Agdz (bici – Jbel Sarhro/Vallée du Draa) ASFALTO

Da Ouarzazate a Mhamid, il punto più meridionale della Vallée du Drâa dove finisce la strada asfaltata ed iniziano il deserto e le piste, vi sono 260 km di strada dall’andamento piuttosto collinare-montagnoso. Per attraversare con calma questo spettacolare tratto del nostro percorso, decidiamo di suddividere questa distanza in tre tappe. La mattina del 22 lasciamo Ouarzazate in direzione di Agdz, meta di tappa giornaliera. Ci siamo informati sulle condizioni della strada e ci hanno risposto che il manto è in ottime condizioni e, per il resto, è una strada pianeggiante, facile. Dalla carta geografica apprendiamo che ci deve essere solo un passo da scalare: la sua altezza, 1660 m. s.l.m., non sembra destare molte preoccupazioni. Partiamo con tranquillità sotto il solito sole splendente (e i 45 gradi di contorno…) e, con nostra sorpresa, ci imbattiamo subito in un percorso collinare ed in un persistente vento contrario. Il paesaggio è, ovviamente, desertico con prevalenza di pietre ed il traffico, prevalentemente turistico, è piuttosto limitato. Avanziamo con uno sforzo molto maggiore del previsto senza incontrare alcun villaggio lungo la strada.

Verso Agdz

Fa caldo e la strada sale

A ritmo blando percorriamo così una trentina di km. Poi, dopo aver scalato una salita che si rivelerà ben più lunga ed ostica di quella del passo segnato sulla carta, ci lanciamo in discesa, risaliamo e, per ora di pranzo, giungiamo piuttosto affaticati al paese di Âït-Saoun.

Un po’ di curve, un po’ di salita, un po’ di 45 gradi al sole e … ci stiamo esaurendo

Verso Agdz

Benedetto Camelback!!

Decidiamo di rifocillarci in uno dei due locali esistenti nel paese, attirati più dai comodi divanetti alla marocchina (cioè che si estendono lungo le pareti laterali della sala da pranzo) e dal frigo di bibite, ben funzionante ed esposto in bella mostra, piuttosto che dalle probabili doti dello chef. Assetati ed affamati, ci lanciamo a pesce sopra una omelette ed un piatto di tagine di montone, una delle specialità marocchine per eccellenza, cioè uno stufato di carne con alcune verdure (normalmente patate, cipolle, olive, ecc.). Abbuffata sensazionale e poi pennichella ristoratrice di un paio di ore sui comodissimi divanetti del ristorante: uno dei momenti più gradevoli e significativi del viaggio. Riprendiamo la strada e, dopo 5 km di moderata salita in un paesaggio sempre desertico, raggiungiamo il passo Tizi-n-Tinififft.

Verso Agdz

Canyon

Qui si apre, davanti ai nostri occhi, una vista meravigliosa sulla città di Agdz e l’inizio della verdeggiante Vallée du Dràa, la valle delle oasi e delle casba per eccellenza. La strada in discesa è fiancheggiata da canyon profondi e da montagne spettacolari. Arrivati ad Agdz a metà pomeriggio, ci concediamo un ghiacciolino all’arancia rinfrescante e, dopo aver scelto la bicocca dove alloggiare, ci lanciamo in un giro esplorativo e ad acquisti vari.

VTT??? Ahhh, MTB!!! Siamo ad Agdz

Agdz – Zagora (bici – vallée du Draa) ASFALTO

Il 23 mattina, di buon ora, ci rimettiamo in strada alla volta di Zagora, meta di tappa della giornata, a 95 km di distanza. Il percorso si preannuncia pianeggiante, lungo le rive del fiume Dràa, ma ormai cominciamo a dubitare delle pianure del Marocco…La giornata si rivelerà effettivamente tranquilla ed il paesaggio lussurioso. Pedaliamo in scioltezza ed ammiriamo lo spettacolo della natura che ci circonda. La pianura è racchiusa ai bordi da due catene di basse montagne, desertiche e pietrose dalle pendici fino alla cima.

Verso Zagora

Sulla strada di Zagora

Al centro, grandi distese di palme si estendono a costituire una lunga, quasi interminabile oasi, punteggiata da villaggi ricchi di casbe e ksour, costruiti con fango e paglia e raffinatamente decorati. Il sole, come sempre, continua a donarci i suoi splendori ed i suoi … calori: siamo sempre attorno ai 46° all’ombra. Fortunatamente il moderato (e a momenti intenso) vento contrario che incontriamo lungo tutto il tragitto ci permette di non fondere e colare come spiedini di carne sulla griglia. Ci godiamo le varie soste, l’ultima delle quali da Mille e una notte: in un’oasi, spaparanzati come sultani mediorientali all’ombra ventilata di un palmeto.Vi arriviamo nel silenzio più assoluto ma dopo poco appaiono, ovviamente, alcuni ragazzini che cercano di venderci dei datteri. Fingiamo indifferenza e la siesta continua.

Pausa sotto le palme. La vita è fatta di cose semplici

Arriviamo a Zagora nel pomeriggio …

Zagora

Entriamo a Zagora

… e dopo aver visitato le varie bettole di turno, contrariamente alle aspettative, finiamo in un bel albergo appena rinnovato e dotato di piscina: è pure scandalosamente economico. Approfittando di questo fatto, Andrea “decide di prendersi” un acciacco, una via di mezzo tra un colpo di sole e dei dolori intercostali, di maniera che siamo costretti a prendere un giorno di relax e di tuffi in piscina a Zagora. Giovedì 24 agosto rimandiamo, dunque, l’incontro con il deserto del Sahara e ci trastulliamo e riposiamo a Zagora, ripromettendoci di partire il giorno seguente, cattivi e determinati come non mai, alla volta di Mhamid, l’ultimo villaggio toccato dalla strada asfaltata, a 95 km di distanza.

Zagora – Mhamid (bici – alla fine della strada il Sahara) ASFALTO

All’albeggiare del 25 già siamo in strada per la foto di rito, ossia quella del classico cartello che indica che Timbouctou dista solo 52 giorni di viaggio in carovana.

Zagora

52 giorni, ma in carovana, in bici forse meno;-))

Poi rulliamo in direzione di Mhamid, attraverso un paesaggio piatto, arido e desertico.

Verso Mahmid

La luce sta “inondando” la giornata

Dopo un paio di ore ed una cinquantina di km, giungiamo in vista del primo passo della giornata, il Tizi-Bani (1000 m. s.l.m.). In realtà si rivela come una bassa collinetta e si supera senza grosse difficoltà.

Refill del camelback benedetto

Riscendiamo e ci rifocilliamo nel paese di Tagounite, posto pochi km prima del secondo passo della giornata, il Tizi-Beni-Selmane (747 m. s.l.m.).

Verso Mahmid

Verso Mahmi’d e il Sahara

Anche questa seconda asperità non desta alcuna preoccupazione e ci schiude le porte del deserto, ossia gli ultimi 20 km pianeggianti che ci conducono a Mhamid. Con nostra grande sorpresa ci ritroviamo ora a pedalare in un’altra incantevole oasi, lungo una strada alberata e verdeggiante. Ci saremo forse sbagliati di direzione?

Verso Mahmid

Un “ritorno” di palme

Gli ultimissimi km prima di Mhamid ci riportano, però, alla realtà: una striscia di asfalto in mezzo al deserto, con le dune di sabbia che ancora non si ergono maestose ma con il sole che non ci risparmia affatto.

Verso Mahmid

Mancano ormai 3 Km

Mahmid

Arriviamo verso mezzogiorno ed il caldo è secco ma terrificante. La tranquillità regna sovrana. Certo non siamo nel periodo dell’anno più indicato per fare turismo in questa terra dimenticata perfino dalle capre… Per strada incontriamo solo alcune persone locali, travestite da tuareg e che ci ronzano attorno più fastidiose delle mosche, e qualche viaggiatore marocchino in attesa della partenza della corriera pomeridiana per Zagora, cioè per il mondo. Entriamo in un ristorante, ci auto-cuciniamo un risotto con pomodori che fa venire la depressione solo a vederlo e poi andiamo a rifugiarci in una pennichella consolatrice sui divanetti della pensionaccia che abbiamo scelto per la notte, il famosissimo Hotel Sahara, il cui padrone-gestore si vanta di essere l’unico vero tuareg dei dintorni. La sera, mentre stiamo smontando le biciclette, cominciamo a notare la presenza di alcuni altri esseri occidentali dall’aspetto affaticato, modello cerebroleso, tipo il nostro. Incontriamo un tedesco giovane e un po’ naif, anche lui arrivato qui in bicicletta ma in precarissime condizioni fisiche, ossia oltre il bordo del collasso, ed un trio di simpatici romani, appassionati di MTB. Appaiono pure alcuni inglesi, alcuni francesi e degli immancabili giapponesi, tutti turisti a titolo individuale e piuttosto disorganizzato. Ci ritiriamo a dormire in terrazza sotto un cielo meravigliosamente stellato ed attendiamo il canto del muezzin delle quattro di mattina per svegliarci ed andare a prendere, alle cinque, la corriera che ci riporterà in sei comode ore a Ouarzazate.

Mhamid – Ouarzazate (pullman)

Alle quattro e mezza del 26 mattina, già siamo in attesa davanti alla corriera per essere sicuri di riuscire ad ottenere un biglietto per Ouarzazate. Grande sorpresa! Siamo i soli viaggiatori presenti sul piazzale antistante la corriera! Dopo una feroce disputa con l’autista, che vuole estorcerci del denaro per caricare le sacche con le biciclette senza emettere alcun biglietto, partiamo a tutta velocità e verso le 11 arriviamo comodamente a Ouarzazate.

Trascorriamo mezza giornata di riposo in attesa di ripartire la mattina seguente alla volta di Marrakech, tappa finale del nostro viaggio.

Ouarzazate – Anemiter (bici) ASFALTO-STERRATO

L’alba del 27 agosto ci coglie già in strada in direzione di Marrakech. Abbiamo intenzione di prendere la pista che passa per Telouèt e vari marocchini ci rassicurano che è in ottime condizioni, essendo un’arteria attraverso la quale passa un intenso traffico commerciale. Dopo aver risolto alcuni problemi meccanici minori con una catena che si sta smagliando, imbocchiamo la pista che nei primissimi km si rivela, in realtà, in buone condizioni.

Verso Marrakech

Ourzazate-Marrakech. Inizia il percorso su sterrato

Verso Marrakech

Andrea in fuga

Il fondo non è compatto e veloce ma resta ugualmente più che accettabile. Passiamo per Âït-Benhaddouh ed ammiriamo la splendida casba, adagiata lungo il fianco di una collina da cui si apre una vista panoramica sul fiume Ounila.

Verso Marrakech

La casba di Ait-Benhaddouh

Continuiamo poi lungo un pezzo di strada asfaltata fino a Tamdaght, dove ricomincia la pista ma, ora, in condizioni ben peggiori rispetto al tratto precedente. In effetti si tratta più di una mulattiera piena di buche, pietre e sassi che di una pista. Avanziamo con difficoltà sotto il sole a picco. La vallata che sale in direzione di Telouèt è però meravigliosa. Anche qui ci addentriamo in un grande canyon pietroso, sul fondo del quale si aprono oasi verdissime e ben coltivate, con ampi terrazzamenti nei quali si possono individuare sia orti vari che piante di mele, fichi, olive e di grano. La marcia è sempre faticosa, sotto il sole torrido ed in costante salita. I villaggi menzionati sulla carta geografica risultano essere sprovvisti di negozi dove si possa comprare acqua in bottiglia e cibo vario. L’unico negozio che, pare, esista nella zona, a Achahoud, lo perdiamo perché oltrepassiamo il villaggio in cui si trova, convinti di trovarci ancora in un villaggio precedente e di minore importanza. Continuiamo ad avanzare in salita e verso mezzogiorno ci ritroviamo ormai a corto di acqua e senza cibo. Conversando con un locale, scopriamo di aver già passato il negozio in cui avremmo potuto comprare l’acqua ed il cibo e che per almeno 15 km non potremo trovare altri negozi. 15 km su questa pista possono significare anche 2 o 3 ore di dure pedalate…Ci assale un momento di sconforto: avevamo deciso di comprare cibo ed acqua lungo la pista sia per non caricarci troppo all’inizio della tappa che per far beneficiare un poco i piccoli negozietti locali. La nostra tattica si rivela … suicida! Il gentile marocchino sembra percepire la nostra difficoltà e ci regala una bottiglia di acqua. Cerchiamo di pagargliela ma egli rifiuta con decisione. Proseguiamo la salita e dopo poche centinaia di metri udiamo un rumore terrificante, prodotto da una delle due bici: si è spezzata la catena! Cerchiamo e troviamo un esile albero che ci fornisca uno spicchio d’ombra e ripariamo la catena.

Verso Marrakech

Si comincia a scendere e salire a piedi

Riprendiamo la salita, non riuscendo ancora a capire dove ci troviamo esattamente giacché le risposte dei vari marocchini che interpelliamo sono sempre piuttosto discordanti. Poche centinaia di metri e ci troviamo di fronte ad una severa salita di pietroni sconnessi. Non ci resta che scendere e spingere le bici sotto il solleone.

Verso Marrakech

Si sale di brutto!! Pietroni, pendenza e caldo infernale

Stiamo soffrendo come mai ci era capitato prima. Il sole, il caldo, la fatica, la scarsa alimentazione ci stanno mettendo a durissima prova.

Verso Marrakech

47 gradi all’ombra, sole a picco, salita impossibile, alimentazione scarsa, scorte d’acqua ridotte e siamo soli. In fondo potrebbe andare anche peggio!

Dopo qualche centinaio di metri rimontiamo in bici e scolliniamo. Ora ci ritroviamo in un falsopiano, ora in salita ora in discesa. Arriviamo verso le 14 a Taguendoucht, stanchi, sporchi e terribilmente affamati ed assetati. Decidiamo di fermarci, di rinfrescarci e di cercare del cibo. Dopo mezzora ci ritroviamo sempre sul ciglio della strada ma di fronte ad un vassoio ripieno di pane, burro, mele e fichi, e il tutto accompagnato da tè. Acquistiamo pure una bottiglia di acqua minerale da alcuni francesi che stanno scendendo in senso inverso in un fuoristrada: loro accettano, ovviamente, di farsi pagare… Ci riposiamo un paio di ore e riprendiamo poi la pista.

Sfiniti

Dopo circa un km passiamo su un ponticello che attraversa il fiume Ounila. La tentazione è troppo grande: via scarpe e calzini e cacciamo i piedi in acqua. Dopo tutta la sofferenza è festa grande e fresco intenso. Riprendiamo la marcia e scopriamo con stupore che ormai siamo solo a un paio di km di distanza da Anemitèr, dove finisce la pista e ricomincia l’asfalto.

Anemiter

Alle porte di Anemiter

Arriviamo ad Anemitèr verso le 18 e decidiamo di fermarci in una specie di camping-hotel costituito da un paio di tendoni berberi, ampi e di color nero. Ci troviamo così catapultati in una vera serata “berbera”. Nell’ordine, doccia berbera: ossia lavarsi con un secchio d’acqua fredda raccolta nell’adiacente cabaletta di irrigazione. Cena berbera: si mangia quello che c’è. Pernottamento berbero: all’aperto sotto la tenda, tra gatti e (probabilmente) pulci. Un cielo limpidissimo e stellato ci augura la buona notte.

Albergo berbero ad Anemiter. Divanetti, tavolini e … sacco a pelo per la notte. Che dormita!

Anemiter – Marrakech (bici – valico Tizi-n-Tichka a 2260 mt) ASFALTO

Lunedì 28, alle 6 di mattina, saliamo in sella per iniziare l’ultima tappa del giro che ci porterà, dopo 150 km montagnosi, a Marrakech.

Verso Marrakech

Prime luci dell’alba e colori caldi

Percorriamo gli 11 km che ci conducono a Telouèt inebriati dall’odore emanato dai cedri che sono stati recentemente impiantati per rimboschire i versanti montani di questa zona.Finalmente di nuovo alberi. A Telouèt, frugale colazione, acquisto di cibo ed acqua (abbiamo imparato la lezione del giorno precedente…) e poi di nuovo in sella in direzione del Tizi-n-Tichka, il passo più alto della giornata, a 2260 m. s.l.m. Attraversiamo paesaggi semi aridi, ma la strada è molto piacevole, puntellata da continue salite e discese. Dopo una ventina di km, arriviamo ai piedi del passo ed iniziamo la sua ascensione. Il primo lungo tratto fino all’innesto con la statale P31 si rivela il più impegnativo. Qui facciamo una breve sosta e veniamo subito assaliti da un paio di venditori di pietre minerali che ci vorrebbero rifilare un masso del peso di vari kg. Fantasia marocchina. Va a spiegare loro che pedalare in salita con una pietra pesantissima non è poi il nostro passatempo preferito! Gli ultimi 5 km, una volta innestatici sulla P31 (la strada principale, che collega Marrakech con Ouarzazate), ci lasciano un certo senso di delusione: si pedala facile ed agile e raggiungiamo il passo quasi senza accorgercene.Ci consoliamo con le foto di rito, con pacche sulle spalle e con un fortissimo: SÍÍÍÍ!!!

Il passo Tizi-nTichka. 2260 m. s.l.m.

Ci lanciamo ora in direzione di Marrakech, lungo la strada ampia, ben asfaltata e con paesaggi spettacolari. Le montagne dell’Alto Atlante che ci circondano sono brulle ma maestose. L’aria è fresca e pura. Respiriamo profondamente per assaporare pienamente la gioia di questa discesa.

Verso Marrakech

Si scende!!

Dopo 15 km ci fermiamo per una breve sosta a Taddert.Siamo ormai a 1600 m. s.l.m., nel fondo valle, e la vegetazione riprende ad apparire lussureggiante lungo le sponde del fiume. Continuiamo a scendere lungo il canyon che ora si presenta punteggiato di oleandri in fiore. Scendiamo ancora e poi riprendiamo a salire tra una folta schiera di conifere.Dopo 19 km raggiungiamo il passo Tizi-n-Ait-Imguer, l’ultima asperità della giornata, a 1450 m. s.l.m. Da qui si gode un paesaggio spettacolare, composto da montagne rossicce coperte da verdi boschi, punteggiate qua e là con villaggi isolati e solcate da piste di terra rossastra. Ormai solo una settantina di km, tutti in discesa ed in piano, ci separano da Marrakech. Sentiamo un po’ di emozione e di tristezza perché ci rendiamo conto che il viaggio sta davvero terminando.

Verso Marrakech

Da adesso in poi sarà solo discesa e falsipiani. L’Atlante è finito (sigh)

Riprendiamo la strada e ci fermiamo a pranzo a Touama, dove affondiamo le nostre forchette su uno spettacolare tagine, ossia uno stufato di montone accompagnato da patate, cipolle e olive. Dopo pranzo percorriamo una ventina di km ancora in leggera discesa e poi, dopo il paese di Âît-Ourir, ci ritroviamo a pedalare lungo un piacevolissimo stradone alberato che in 30 km; attraverso campi coltivati e vari palmeti, ci conduce alle porte di Marrakech.

SIIIII!!!!!

L’emozione è grande, la gioia e la tristezza sono i nostri sentimenti prevalenti.

Marrakech

Per le vie di Marra. Ultimi momenti in bici. Respiriamo profondamente

Marrakech – Casablanca (treno)

Il viaggio ciclistico in Marocco è appena terminato ma già ci assale un irresistibile desiderio di ritornare a pedalare in questo affascinante, spettacolare e generoso paese.

Alla stazione di Marra con le bici nelle sacche ed in borghese. Verso Casablanca e il suo aeroporto. Il “giro” in Marocco è proprio finito

Casablanca – Verona/Roma (trasferimento aereo)

Orgoglio biker!